Nelle ore meridiane d’un settembre ancora gravido di calure estive, quando l’aria densa par fermare il volo degli insetti e ogni fronda pende immobile come sospesa in un sortilegio, accade talvolta che l’occhio del contemplatore si arresti su una sola foglia. Non più la chioma nell’insieme suo maestoso, non l’intricata selva dei rami, ma una, singola, foglia: pendula dal picciolo sottile come da un filo di seta verde, offerta alla luce che la trapassa rivelando il delicato arabesco delle nervature, simile a un tessuto vivente ordito dalla pazienza infinita della natura.
Buona lettura.
